Oggi la Direzione, sull’ipotesi “voto subito” la minoranza pronta alle barricate

sede_pd-1-755x515E’ il giorno della Direzione del Pd e la temperatura dello scontro interno al partito è già oltre i livelli di guardia. La bruciante sconfitta del referendum ha lasciato il segno e la spaccatura che si era creata in campagna elettorale rischia ora di deflagrare nell’ambito della gestione della crisi di governo. Ad ‘aprire le danze’ era stato l’ex segretario Pier Luigi Bersani, uno dei paladini del No, con un post su Facebook pubblicato nella giornata di lunedì. “Avevamo visto per tempo che nel paese si muoveva un’onda di disaffezione e di distacco. Non abbiamo accettato di consegnare tutto questo alla destra. Adesso ci impegniamo per la stabilità e per una netta e visibile correzione delle politiche”.

Una critica a tutto tondo alla gestione Renzi, che mette in discussione non solo la sua leadership ma l’intero impianto politico del governo e della segreteria. Dietro queste parole, però, almeno a giudicare da quanto afferma uno degli uomini più vicini a Bersani, Roberto Speranza, non c’è una richiesta di dimissioni da parte di Renzi, almeno dalla guida del partito. “Non ho mai detto a Renzi di dimettersi da presidente del Consiglio, figuriamoci se gli chiedo di dimettersi da segretario del Pd. Ora bisogna sostenere il lavoro che farà il presidente della Repubblica e i gruppi parlamentari del Pd”.

Il tema vero rimane proprio quello di capire come Renzi voglia affrontare i prossimi mesi. Dopo aver ceduto alle pressioni di Mattarella di ‘congelare’ le dimissioni da premier fino all’approvazione della legge di Bilancio, ora per l’ex sindaco di Firenze si aprono diversi scenari. A leggere i retroscena dei giornali, c’è da perdere la testa. C’è chi scrive che Renzi sia tentato dal mollare tutto (segreteria compresa) e prendersi un periodo di pausa dalla politica (ma il pressing perché rimanga in sella è molto forte sia tra i renziani ortodossi che nell’area di Franceschini) e c’è invece chi scrive che voglia accelerare e tornare subito al voto “per non lasciare lo strumento delle elezioni anticipate a Grillo e Salvini”. Goffredo De Marchis, su Repubblica, sostiene che questo piano sia già stato deciso insieme ai fedelissimi Luca Lotti e Maria Elena Boschi, con l’appoggio delle componenti guidate da Matteo Orfini e Maurizio Martina.

Intanto, però, per non saper né leggere né scrivere, la minoranza comincia ad alzare le barricate davanti a quest’ultima ipotesi. “C’è una maggioranza – dice Bersani – e ora Mattarella dirà chi deve condurre la baracca e secondo me sarà uno del Pd. Dopodiché bisogna fare un paio di leggi elettorali adesso. C’è un anno di tempo per farlo”, sottolinea l’ex segretario escludendo di fatto l’ipotesi elezioni anticipate. Durissimo un altro ‘delfino’ di Bersani, Davide Zoggia: “Proveremo in tutti i modi a bloccare il disegno eversivo di una parte di dirigenti Pd che intendono consumare la ‘rivincita’ sulla Costituzione. Serve una nuova legge elettorale, serve un congresso del Pd (serio e vero)”.

In attesa di capire come si uscirà da questa impasse – e, ancora più importante, da quella relativa al futuro del governo per cui, in caso di esecutivo di scopo, si fanno i nomi di Delrio, Gentiloni e lo stesso Franceschini, oltre che a quelli già noti di Padoan e Grasso – a suggerire che le dimissioni di Renzi da premier non significhino un definitivo disimpegno dalla politica è il tweet di Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e braccio destro dell’ex sindaco di Firenze.

In tutto questo, c’è chi già si candida alla segreteria del futuro. Non dell’immediato futuro, però. E’ il governatore pugliese Michele Emiliano, diventato negli anni uno dei rivali interni più acerrimi di Renzi. “Pronto a candidarmi alla segreteria del Pd? Sì ma non ora. Una cosa per volta: ho davanti altri quattro anni del mio lavoro in Regione”.

(unita.tv)

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